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Napoli questa sconosciuta

NOTA DELL' AUTRICE A "NAPOLI QUESTA SCONOSCIUTA"



Dal buio della notte vidi spuntare, luminose, belle rose variopinte e, da dietro un ometto che le teneva: “Signurì, le piacciono?”
“Si, ma quant’è?”
“Per lei, Signurì, sono gratis!”
Già con le rose ben strette in mano ma subodorando qualcosa, si rivolse poi al mio compagno: “Per una bella Signurì come questa non vuole darmi…..lire?”
Una volta pagato l’ometto e già piuttosto lontano, io ed il mio amico scoppiammo in una fragorosa risata fino ad allora trattenuta a stento.
Questi sono i napoletani, col cuore in mano ed un occhio al portafoglio, ma onesti nei prezzi.
Mi sono sempre piaciuti e, salvo quella volta che, molto giovane, mi fermai a Napoli qualche giorno, ebbi contatto solo coi tassisti.
Sapendo che spesso preferivano non azionare il tassametro, già a conoscenza del prezzo della corsa:
“Per tot… mi porta al Molo Mergellina o Beverello?” includendovi io stessa una congrua mancia. Loro, entusiasti, mi portavano dalla fermata del treno fino davanti alla biglietteria degli aliscafi per Capri e viceversa.
Una mancia qui una mancia là mi sentii sempre protetta dai napoletani, essendosi instaurata tra noi una tacita intesa.
Dal treno alla stazione dei taxi, essendoci forestieri (rispetto ai napoletani), con addosso, a volte, gioielli di valore, occhi severi e quasi minacciosi, non guardavo nessuno e nessuno osò mai disturbarmi. Sono sempre stata dell’idea che sentirsi sicuri di sé, con il sentimento che dovevano essere gli altri a temermi e non io loro, me la sono sempre cavata in ogni circostanza, sia a Modena che a Napoli. Non sono mai stata derubata in vita mia dovunque fossi.
In fondo tutto il mondo è Paese!
Nell’aprile di quest’anno io e mio marito decidemmo
di fermarci a Napoli una settimana, in modo da conoscere a fondo anche la Città.
Carichi di Wikipedia compresa la piantina sulla quale, prima di partire, avevamo sottolineato tutti gli itinerari da seguire, ci recammo alla scoperta di Napoli. Confesso che, durante questo soggiorno, i tassisti azionarono sempre il tassametro, con risparmi da parte nostra.
Fra tutti i taxi-driver ricordo Antonio Azzurro, dopo essermi resa conto che molti tassisti non conoscevano a fondo la Città.
Azzurro ci scarrozzò ovunque e ci suggerì altri luoghi da visitare al di fuori del nostro itinerario.
Restammo stupiti dalla bellezza della Città e dal fatto che non fosse la meta prediletta dai turisti, donde il nome del mio volume “NAPOLI QUESTA SCONOSCIUTA”.
Sapevamo però che, a parte i luoghi lontani (la Certosa di San Martino, Posillipo o le trattorie di cui non conoscevamo l’ubicazione, ogni Città va visitata prevalentemente a piedi.
Mani in tasca, senza borsa, nella tasca destra, ben stretta in mano, la macchina fotografica pronta a scattare, nella sinistra, qualche sigaretta e l’accendino, mi gettai sorridente e fiduciosa in questa nuova avventura.
Seguendo i nostri percorsi, in testa via Toledo, i Palazzi, le Chiese le Piazze, i Chiostri, le Fontane, sviammo spesso dai nostri itinerari, addentrandoci in quasi tutte le traverse di Via Toledo, in molte più Chiese rispetto a quelle che avevamo sottolineato, per non dire dei Palazzi, molti dei quali sconosciuti dagli stessi napoletani.
Feci migliaia di fotografie che poi, rientrata, stampai tutte compresa la bellissima e pulitissima metropolitana.
A proposito di Palazzi ficcai il naso in ogni portone aperto o semiaperto: è noto che Palazzo Trabucco resta sempre chiuso, ma io lo volevo vedere a tutti i costi. Scampanellai tutti i nomi degli inquilini, ma senza risultato. Vi tornai allora una seconda volta e fui premiata: una bella ed alta signora stava per entrare. Non persi l’occasione e la raggiunsi correndo, poco prima che chiudesse la porta. Le chiesi se potevo scattare alcune foto al Palazzo e mi rispose gentilmente di si. Nel frattempo arrivò mio marito, che cominciò ad intrattenere una conversazione con questa signora, lasciandomi tutto il tempo necessario per far foto al caratteristico Palazzo rosso. Da mio marito appresi che la stessa era un’Inglese trapiantata a Napoli che, richiesta, lasciò che la fotografassi.
Dovetti però, formando il mio menabò, tralasciare molte belle foto di Palazzi, anche quelli dalla volta affrescata o con sopra lo stemma nobiliare, le numerose Chiese già fotografate e via dicendo.
Si sa che un libro di foto deve essere breve ed efficace, non annoiare il lettore, anche se poi io vi feci entrare un numero di pagine di molto superiore al limite massimo.
Si fece capolino, nella superba Città di cui si è sempre detto “Vedi Napoli poi muori” anche il caratteristico folclore napoletano: maschere di Pulcinella o foto di Totò e Maradona che pendevano dall’alto dell’una e l’altra via. Anche l’improvvisa apparizione qua e là di gruppuscoli di persone che cantavano e suonavano canzoni napoletane, formando subito attorno a loro una gran ressa, mi confermò che Napoli era sempre la Napoli di “O Sole mio” Così preferii cantare anch’io ogni canzone, di cui conoscevo musica, parole e significato, data la nostra abituale frequentazione, un tempo, del Guarracino di Capri.
Apro a questo punto una parentesi. Le canzoni napoletane sono le più belle che esistano al mondo per la musica e le parole che toccano ogni sorta di sentimento, ma soprattutto l’Amore, passionale, tragico, rassegnato, ma sempre al primo posto!
Per concludere, vorrei riportarvi qualche aneddoto concernente la settimana in cui restammo a Napoli:
eravamo in via Spoleto, mio marito seduto all’aperto in un bar, io un poco distante alla ricerca di un volto, un qualcosa che mi ispirasse. Vidi di striscio un ragazzo che mi parlava: capii solo qualche frase: “Sapete che io preferisco di gran lunga le donne nordiche alle napoletane, più volgari?”, quindi “Volete sposarmi?” e “Che età avete?” A questo punto lo guardai e gli risposi: ”Non si chiede l’età ad una signora, tanto più che neppure mio marito me la chiede” e, un po’ seccata, mi allontanai. Mio marito, medico ed aduso a capire al volo l’età di una persona e che aveva assistito alla scena sorridendo sotto i baffi, mi comunicò poi che non si trattava proprio di un “ragazzo”, ma di un uomo oltre i cinquanta!
Eravamo stati istruiti dai tassisti ed altri delle tantissime trattorie ed Osterie in cui si mangiava molto bene ed a poco prezzo: ne frequentammo molte e ne restammo pienamente soddisfatti.
L’ultima sera pensammo di tornale a “Il Gobbetto”, dove, a partire dal padrone, Gennaro, fino all’ultimo inserviente, tutti indossavano costumi alla Masaniello: mentre ci incamminavamo verso la salita, un po’ dubbiosi, in mancanza della luce dell’insegna, ci apparve un omone anziano che ne scendeva: capì al volo e ci disse: ma non lo sapevate che “Il Gobbetto” il lunedì chiude? Ed all’istante, prendendoci sottobraccio, ci portò in una viuzza all’opposto della nostra meta, entrò con noi e sempre tenendoci sottobraccio ci portò al “nostro” tavolo, chiamò Antonio, ci salutò quindi se ne andò.
Ed alla Trattoria “Nennella”, conosciuta da tutti quanti??!!! Quando arrivammo c’era una fila chilometrica lungo la via ed era presa d’assalto da tutti lati del giardino. Mio marito voleva portare a Ciro la raccomandazione fattaci dal solito tassista ma io ero contraria, vuoi per principio, vuoi perché non credevo che fosse possibile aprirsi un varco in tale folla. Fu Franco che la spuntò. Ci facemmo largo a fatica tra la gente accalcata ed allungammo il foglietto con la raccomandazione. Questa sortì l’effetto. Ciro ci disse che allora non avrebbe scritto i nostri nomi sul libro ed aggiunse di non allontanarci. Nel frattempo fece mettere una sedia proprio dietro di lui e mi offrì si sedermi nell’attesa, poi subito annunciò a tutti quelli in piedi: ”Vi prometto che nel giro di mezz’ora il locale sarà vuoto”. Dopo qualche minuto ci chiamò e disse a chi serviva di metterci a tavola e mantenne la promessa fatta ai più che erano in piedi.
Mangiammo pennette all’ amatriciana, un secondo e bevemmo un’intera bottiglia di vino rosso stappata al momento. Il conto? Una bazzecola!!!!!
Prima che ce ne andassimo, Ciro si fece fare da mio marito una fotografia in cui lui mi teneva per le spalle.
Non mi sono attardata a parlarvi delle bellezze di Napoli, conscia che il libro l’avreste guardato e giudicato voi.
Voglio solo, per chi non conosce Napoli, offrire una un breve elenco dei luoghi da me visitati: dalla 4 alla 28-29 potete ammirare il Duomo, la 30 e 31 sono foto preludio al Tesoro di San Gennaro, la 32 è la famosa Tiara del Santo, e di seguito, fino a pag. 38, all’interno del Duomo, la Cappella dedicata a S. Gennaro.
Da pag. 50 a 56 il Palazzo dello Spagnolo, dalla 58 alla 62-63 la Chiesa di San Giovanni Maggiore, da76 a 80 la Fontana della Medina, di fronte al Comune, dalla 92 alla 96 il Palazzo Trabucco, da 100 a 103 Piazza del Plebiscito, da 112 a 119 il famoso Caffè Gambrinus, tutto in stile Liberty, che fa angolo con quest’ultima Piazza.
Da pag. 120 a 123 Palazzo Venezia, uno dei più antichi di Napoli. L’ultima foto non rappresenta solo una bella ragazza napoletana, ma la Direttrice dei beni culturali del Palazzo.
Dalla foto 128 alla 135 sono raffigurati Piazza del Mercato ed il chiostro affrescato della Chiesa del Carmine, con relativo giardino.
Sono poi salita alla Certosa di San Martino. Da questa altezza si ha una splendida vista sulla città e sul mare. Vi ho incluso la Chiesa omonima perché incredibilmente bella (da pag. 144-145 a 174-175).
Dalla 180 alla 188 potete osservare la Chiesa Di San Domenico a Carbonara e qualche foto dell’interno.
Da 196 a 202-203 la Via di San Gregorio Armeno.
Dalla 210 alla 225 la Piazza del Gesù ed il famosissimo e superlativo Chiostro di Santa Chiara.
Da 232 a 240 la via chic di Napoli, e cioè Via dei Mille.
Dalla 242 alla 247 vedete la piazza Monteoliveto e la fontana dello stesso nome.
Nella foto 258-259 la Statua del Dio Nilo.
Poi su per Posillipo.
Poi giù al mare e il Castel dell’Ovo (270-271 a 274-275).
Tutti riconosceranno nella 278-279 e 280 il Maschio Angioino.
E torniamo a Piazza del Plebiscito verso sera (foto da 283 a 291, parata a festa con le colonne illuminate di viola, piazza che costituisce anche la conclusione anche del mio volume.

Chiudo questa nota con un augurio.


A NAPOLI ED A TUTTI I NAPOLETANI DICO SOLO “GRAZIE ED ARRIVEDERCI A PRESTO!!!!”

MARIA PIA SEVERI
Sito web: www.mariapiaseveri.it

 

 


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