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I colori di Genova

NOTA DELL’AUTRICE A “I COLORI DI GENOVA”

Ah, Genova, quanto è stato difficile lasciarti!
Tu, regina dei mari, terra di assalti e di conquiste, di trionfi e di disfatte, regnerai sempre in me Sovrana.
Quando sono arrivata in questa Città – per me era la prima volta - , benché la sua bellezza fosse risaputa, inconsciamente venivano alla mia mente la musichetta e le due strofe iniziali della canzone di Paolo Conte “con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così…che abbiamo noi prima di andare a Genova…”, suscitando in me un senso di dubbiosa melanconia che solo la musica di un refrain può provocare.
Una volta arrivata, invece, Genova mi è apparsa, con il sole che splendeva, a dir poco bellissima. Soprattutto il suo “centro storico” ed in particolare i suoi ben noti “carrugi” (gli stretti vicoli che l’attraversano), dove i colori facevano a gara con i contrasti di luci, cielo blu ed ombre cupe, provocarono in me emozioni tali che ne rimasi quasi stordita ed ammaliata.
Ho visto un po’ tutta Genova, sono arrivata fino al porto vecchio, l’ho percorsa in lungo e in largo ma senza che scemasse il suo fascino.
Non sta a me parlare in questa sede della storia di Genova, anch’essa molto affascinante, coi suoi alti e bassi simili ai suoi carrugi, anche se forse non tutti sanno che gran parte del centro storico e molti palazzi di Genova sono stati dichiarati dall’U.N.E.S.C.O, a ragione, “patrimonio mondiale dell’umanità”.
Ora vorrei invece soffermarmi sulla mie dirette esperienze genovesi.
Prima di tutto sono passata indenne nel centro storico (compreso il Prè) zona ancora definita degradata e pericolosa. Non credo che avrei però stretto amicizia con gruppi di extracomunitari residenti nei carrugi – ciò che è invece avvenuto - se fosse albergata in me la paura. Era tanta invece la mia determinatezza di scoprire cose e persone nuove e la mia gioia (che sprizzava da tutti i miei pori), che la gente che incontravo via via ne restò, credo, contagiata .
Fra i genovesi che mi contattarono di loro iniziativa, ricordo in particolare alcune persone anziane.
La prima si fermò accanto a me mentre stavo ammirando, naso in su, un tabernacolo dedicato alla Vergine.
La signora mi prese in disparte e mi confidò che un tempo chi si apprestava a partire su di una nave per parecchi giorni commissionava spesso, a seconda dei suoi gusti e delle sue finanze, la costruzione di un tabernacolo dedicato alla Vergine o ai Santi, tabernacoli tutti situati in alto sulle vie e chiamati “edicole votive”. Aggiunse anche che non vi è a memoria d’uomo un solo marinaio (fra quelli che le fecero edificare) che non tornasse poi sano e salvo dal viaggio per mare.
Un altro signore anziano, nel centro di Genova, mi prese in disparte spiegandomi, evidentemente compiaciuto, che tante e bellissime chiese come quelle che si trovano a Genova non si trovano in nessun’altra città d’Italia.
Giù al porto, nei pressi dell’Acquario (uno fra i più importanti d’Europa), una signora, anch’essa anziana, mi disse che, da quando suo marito era morto, non vi era più tornata, pur avendone tanta nostalgia. Tuttavia rifiutò il mio invito a tornarvi con me e mio marito non avendo il tempo sufficiente quel giorno. Al contempo però insistette molto perchè noi andassimo a vederlo, ed aveva ben ragione e per quanto tempo restammo ad ammirare, incantati, la flora e le altre piacevolezze, create ad arte, che incorniciavano le più svariate specie di pesci!
Queste tre persone, spontanee e socievoli, che iniziarono a colloquiare con me con disinvoltura, come ti conoscessero da una vita, brillano ancora, nella mia mente, al ricordo, come vere perle preziose.
Quanto alle giovani e belle donne – che sono una costante in tutti i miei volumi fotografici – sono andata alla ricerca di “genovesi”, che avessero tali caratteristiche, soprattutto nei bar e nei luoghi meno frequentati dai turisti – è vero che la popolazione attuale di Genova è costituita, in gran parte, da persone anziane.
Quando entravo in un bar – soprattutto nella zona del Porto – se vi era un uomo a servire, con una bella dose di sfacciataggine chiedevo senza mezzi termini se c’era una sua aiutante dell’altro sesso e, se vi era e rispondeva ai miei interessi fotografici, prima di tutto le chiedevo se era veramente genovese e poi, possibilmente, di non mettersi in posa, ottenendone spesso risultati insperati.
A questo punto non posso che concludere: Genova mi ha stregato ed io sono riconoscente, per tutto quanto scritto sopra, a Genova, ed a tutti i genovesi (originari od acquisiti). Se le mie foto non si accordano coi gusti di quelli che le guarderanno, leggano almeno questa mia nota, che ho scritto con sincera simpatia per i genovesi e vero, puro e disinteressato mio piacere.

MARIA PIA SEVERI
Sito web: www.mariapiaseveri.it

 

 


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